Fiori di Biblioteca, Le storie di Scuolamagia, Stream of consciousness

Fiori di biblioteca (3)

Per chi ancora non lo sapesse, gestisco una biblioteca di montagna e lo dico con fierezza da parvenu. È la mia casa al mare, la mia villa con piscina, il mio SUV. Me ne vanterei al bar, se solo andassi al bar. Ma gestire Bibliotecamagia per me è come gestire un bar di successo. Nella pozzanghera ho già parlato dei miei venerdì pomeriggio in questo luogo speciale, ne era nata una sorta di rubrichina (tipo qui, tipo qui) che riprende oggi e poi si vedrà.

 

Ale entra ed esce quasi subito. Il tempo per dirmi che va un po’ meglio. Che non ha versato altre lacrime e gli occhi non le fanno più male. Il problema è grosso ed è ancora lì, ma lunedì si ricomincia a lottare. Chiede poi se mi rendo conto che le mie scarpe nuove le producono bambini asiatici sfruttati e sottopagati.

 

Niky arriva per primo con la chitarra. Io mi sto già accordando. Suoniamo un pezzo latineggiante composto dal sottoscritto e ci trasferiamo su YouTube dove il nostro grande maestro ci fa sospirare. Tra un diobon (lui) e un madonna (io) decidiamo cristianamente che per venerdì prossimo lavoreremo su 2 pezzi classici.

 

Corrado dice di essere stato punito con una nota per aver detto in classe, alle superiori, “Boia chi molla”. Meritatissima. Però mi parla anche di una ricerca su Che Guevara da consegnare a breve e allora mi perdo e non capisco. Così gli parlo dei Fatti di Reggio e degli anni ’70, ma mollo subito anche se non son boia.

 

Grè arriva alla fine. Appoggia la bicicletta, mi si siede di fronte e sorride limpida. Mi dicono sia passata spesso in biblioteca d’estate, chiedeva di me e poi spariva. Io la pensavo durante i miei mal di testa che sono come i suoi, e accadono ancora, porcavacca, ma lei sembra davvero più forte e lucida, combattiva. La scuola per operatrice dei servizi sociali intanto va avanti: c’è già stato un tirocinio coi poppanti, presto verrà quello coi vecchietti e per ultimo ci sarà quello coi disabili. Sempre più difficile, sembra volermi dire colla faccia seria. Chiede poi se mi rendo conto che le mie scarpe nuove sono davvero bellissime.

 

Barbara la biblioteca l’ha inventata. Di mestiere fa la mamma, ma ormai da una vita per me è una collega. Professoressa honoris causa. Io e lei abbiamo le chiavi, quando io non posso può lei e viceversa. Quando ci siamo entrambi lei si sobbarca tutto il lavoro sporco (catalogazione, prestito, sistemazione dei libri) per permettere a me di strimpellare con Niky, chiacchierare con Ale, con Corrado, con Grè. Troppa grazia, grazie.

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