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Tremano le parole della mia fragile calligrafia

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Cara Sara,

caro il mio espediente letterario, cara ragazza scomparsa, caro interlocutore immaginario, occhi che mi guardano mentre scrivo alla lavagna. A scuola tutto scorre con la solita frenesia e con il solito armonico disordine. Si fanno cose, si vede gente.

Ieri abbiamo parlato di Socrate. Samu si è pure costruito una bianca barba di carta igienica e scotch e ci ha intrattenuti con la battuta «oggi “so di non sapere” più del solito». Questa mattina, invece, abbiamo ricordato Giorgio Ferigo, medico e cantautore di questa terra, ascoltando una delle sue canzoni.

È stata una strana giornata: due cuccioli su dieci hanno pianto. Il 20% di una scuola, una media alta, da giornata stortissima. Alcune gocce le ho stoppate come una guardia dell’NBA, altre ho il sospetto di averle addirittura provocate con un paio di frasi decisamente maldestre.

Ho saputo anche che una madre ha detto alla figlia che Il Grande Cocomero di Francesca Archibugi è “un film da ******”, e al posto degli asterischi leggici il mio nome. La figlia, prima e durante la visione, non aveva fatto cenno alla provenienza della VHS, cioè la mia piccola videoteca. Siamo quello che mangiamo, ma prima ancora siamo le pellicole che amiamo.

E tu, perduta, che film sei?

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2 thoughts on “Tremano le parole della mia fragile calligrafia

  1. utente anonimo says:

    Non puoi non includere nel tuo diario quanto è accaduto nei giorni scorsi sul luogo in cui lavori. Mettilo su questo prato. All’aperto.

    ..i banchi in mezzo al prato, la cattedra a scuola, … metafore della libertà e del limite.

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