Fiori di Biblioteca, Le storie di Scuolamagia, Piccola posta, Soletta, Stream of consciousness, Tutte queste cose passare

Ti ricordi quei giorni…?

Il 21 marzo di 5 anni fa era un giorno di sole, segno tangibile di una primavera puntuale. La mattina ero entrato in classe coi i giornali sotto il braccio per una di quelle lezioni un po’ improvvisate che possono andare benissimo o malissimo, in cui un cucciolo può uscirsene con parole illuminanti oppure perdersi nella banalità di qualche immagine pubblicitaria. “Repubblica”, “Corriere” e “Manifesto” offrivano le stesse fotografie, gli stessi cieli accesi di bombe. Non facevano troppo effetto, ricordo, e più di qualcuno aveva in fondo già visto Lilli Gruber raccontare l’inferno con i fuochi alle sue spalle. Facendomi strada tra qualche ironia ho tessuto quindi l’elogio della rete satellitare Gay.tv, coraggiosa nello scegliere l’antiretorica di uno schermo nero: oggi non si balla, oggi qui è chiuso, pensateci: là fuori c’è una guerra.

Ma quel venerdì è stato soprattutto un venerdì pomeriggio. Si inaugurava la biblioteca, quella che sarebbe diventata bibliotecamagia. Per mesi avevo portato i ragazzi ad affondare nella polvere. Come direbbe Veltroni, ero forse riuscito a far venire loro, i miei marinai, il desiderio del mare. Bisognava crederci in quel sogno, bisognava immaginare quegli spazi come la propria casa, come il posto dove poter sempre trovare un rifugio. C’era stata l’euforia delle lezioni picaresche, il passamano dei libri da spostare, gli scaffali da allestire, una piccola burocrazia classificatoria tutta fatta in casa e tutta da inventare. C’erano stati lo scetticismo e lo scoramento, i “tanto non ci verrà mai nessuno” erano all’ordine del giorno. Poi era arrivato quel venerdì pomeriggio e le piccole stanze della biblioteca si erano riempite di ospiti. I volantini con il disegno di Andrea Pazienza avevano svolto appieno la loro funzione. Ricordo uno slogan, naturalmente ignaro del futuro: “…non sai la capitale della Birmania??? Vieni a scoprirla nella biblioteca di…”.

Da allora sono stati tanti i pomeriggi trascorsi in quel luogo speciale. Pomeriggi a raccogliere fiori.

Il registro delle firme – con i suoi nomi, i suoi soprannomi, i suoi disegni, le sue parolacce – testimonia di una fedeltà crescente a quelle pareti e a quelle sedie.

Il 21 marzo 2003 – giorno lungo come tre giorni – ho assistito, a sera, al concerto di Francesco Guccini trovando stanche e ripetitive le sue parole, “uguali a tante che già mi cantò”.

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