Lettere a sara, Res cogitans, Stream of consciousness, Tutte queste cose passare

Sara e Emanuela

Cara Sara,

periodicamente mi rivolgo a te: sarà che è bello scrivere le lettere, sarà che ti vedo sempre più come un paradigma. Perdersi, scappare, scomparire. Oggi parliamo di scomparire. Da vent’anni in Italia nessun caso acclarato di bambini rapiti da rom (donne rom, per la precisione, il luogo comune vuole che trafugare infanti sia opra femminile…). Gli italiani sì, loro li rapiscono eccome. A volte spediscono ai familiari una frazione di orecchio, se sono inesperti li zittiscono con un colpo di badile. Tanto, si sa: “saranno stati gli zingari”.

sara

Ma non è questo, Sara, oggi voglio parlarti dei bambini, non degli adulti, e di quel bambino che ero io. Ieri sera ho avuto un flashback. La trasmissione “Chi l’ha visto?” – avrai sicuramente esperienza delle sue varianti ispaniche o canarine – ricostruiva nei dettagli la vicenda di Emanuela Orlandi, correva l’anno 1983. Era nata un giorno dopo di me, 7 anni prima. Una quindicenne quando io ero un quieto patato di 8 anni. Hanno mostrato il manifesto che ne denunciava la sparizione, quella foto impressa nella memoria di tutti gli italiani. Il viso dolce, così simile al tuo, la fascetta sulla fronte, il numero di telefono. Quasi un’icona, come il Che Guevara di Korda o Marilyn Monroe che strizza gli occhi e offre le labbra. Ecco, Sara, mi sono ricordato della paura. Seduto sul pavimento, i giocattoli nelle mani ma le orecchie puntate verso il televisore, il bimbo che ero aveva una paura fottuta. Di essere portato via, di scomparire, di essere cercato invano. Rimossa, questa paura? Occultata fino ad un giorno di luglio? Beh, se ti sento così vicina e ti scrivo le lettere ci sarà un motivo…

Si parla tanto di paura e di paure, concrete e percepite, vere e false, reali o indotte, alimentate ad arte. Sono sempre le paure dei grandi, però. Dei congegni elementari, dal funzionamento banalissimo, se confrontate con quelle dei piccoli. Piccoli che crescono tra le pugnalate di Erika e le badilate su Tommy, piccoli che diventano grandi in un mondo di ragazze scomparse. Ragazze sorridenti che diventano una maglietta ritrovata sulla spiaggia, come dalle cronache di ieri.

Un adulto può sempre comprare un antifurto e una pistola, votare per la Lega, fare una ronda notturna, guardare Studio Aperto. La paura in qualche modo la manda via. Ma i bimbi? Chi li scaccia i lupi cattivi dai loro sogni?    

Sara, mia cara, perdona ancora una volta questo mio scomodarti, tirarti in ballo. Abbi come sempre cura di te e sorridi. Sì, ce la puoi fare, nonostante tutto.

 

Clio

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One thought on “Sara e Emanuela

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