Fiori di Biblioteca, Le storie di Scuolamagia, Stream of consciousness

Fiori di biblioteca (4)

 

La bambina con il nome da mille e una notte entra in biblioteca e sono subito sorrisi. Ha la faccia sporca, è un dolcissimo angelo con la faccia sporca. I sorrisi sono per i libri, per le persone, per me. C’è un sorriso per tutti. I libri presi in prestito a dicembre li ha letti tutti e quattro, le vacanze sono state abbastanza lunghe ed è ora di sceglierne altri, almeno altri due. Prende in mano il primo ed è già bellissimo.

 

La mamma con la faccia triste non ha un nome da mille e una notte. Non me lo ricordo bene, il suo nome; è aspro, però, un nome che suona di sassi, di sassi spigolosi. Anche lei ha letto i suoi libri, tomi pesanti, cose di religione, biografie di viaggiatori. Il suo viso e la sua voce rovinano i sorrisi della figlia, dice che il libro aveva già la copertina un po’ strappata, non è lei la responsabile di quel danno, è stato sicuramente qualcun altro. Mai avrei notato lo strappo, eventualmente avrei pensato che succede, a tutti, succede.

 

La bambina con il nome da mille e una notte sceglie due romanzetti minuscoli, un libro di favole e un libro di fate. Mi chiede se può compilare lei il registro dei prestiti, l’ha fatto anche l’altra volta, dice. Io l’altra volta non c’ero, ma immagino il sì della mia collega Barbara, uno di quei sì che sono come gli abbracci. Impugna la penna e scrive prima la data, un nove tondo e un gennaio con una “n” sola. Poi scrive i numeri d’inventario, basterebbero, ma vuole aggiungere i titoli. Trattiene il respiro prima di ogni parola, vuole che tutti vedano quanto è brava, lei che ha un nome da mille e una notte e un’origine meticcia.

 

La mamma con la faccia triste guarda gli scaffali e ascolta – si vede – la socialità sfrenata della sua bambina. Mi chiede da dove vengo nel suo italiano sicuro soltanto un po’ colorato dalla pronuncia di chi viene da lontano. Sa che non sono del paese. Dico il nome della mia città. “Com’è?” chiede, e ripete il nome della mia città. Io sto per dire una banalità, sto per dire “bella”, sto per dire qualcosa di inutile. Poi mi accorgo che è una domanda affamata, e che io non ho mai pensato ad un luogo in quei termini, come ad una foresta dove cacciare, come ad un pozzo dove trovare l’acqua. Dovunque io sia vissuto ho sempre trovato casa e accoglienza, senza sforzo, invece la mamma con la faccia triste è fin troppo evidente che ha attraversato un destino arduo e ingeneroso. È giovane ma deve aver lottato molto. All’improvviso ricordo le parole del giorno in cui l’ho conosciuta, qualche mese fa, sempre con i libri e Bibliotecamagia a fare da sfondo: “conosci qualcuno che cerca una donna delle pulizie?”. Niente acqua nel mio pozzo, non conoscevo e non conosco nessuno con quell’esigenza.

 

La bambina con il nome da mille e una notte si accorge che il foglio del registro su cui ha appena finito di scrivere è l’ultimo. E adesso? Adesso ne cominciamo un altro, le dico indicandole i vecchi registri, rigorosamente confezionati in casa. Mi spingo oltre, le chiedo se vuole disegnare la copertina, già altri ragazzi e bambini l’hanno fatto, in passato. Si illumina – se possibile – di più. “Però io non ho un foglio così, non ho un foglio bianco”. Un foglio A4, intende. Apro il cassetto della stampante e metto una decina di fogli in uno dei libri che la bimba sta per portare a casa, in quello più grande.

 

Il pomeriggio continua, ciao, risuona il nome da mille e una notte, la mamma è sempre triste e questo è soltanto un giorno di genaio.

 

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