Cineserie, Le storie di Scuolamagia, Stream of consciousness

O Andrea o Disint

Luca, Mattia, Manuel, Nicola, Stefano, Francesco, Michele, Martina, Martina, Martina e Marina. Altri undici alunni che si affiancano aglii undici consueti. Più piccoli, però: si tratta di cuccioli della scuola primaria in trasferta a Scuolamagia per una serie di lezioni d’informatica.

Due ore ogni settimana il mercoledì pomeriggio: più faticose di 2 settimane di insegnamento tradizionale con i ragazzi delle medie. Perché  chiedono, domandano, inquisiscono. Alzano le mani e le voci. Si appoggiano e si aggrappano. Vogliono fare e fanno, vogliono creare e creano.

E chiamano, soprattutto chiamano.

Mi chiamano Prof., e ci sta.

Mi chiamano Maestro e ci sta pure quello.

Mi chiamano Maestra e con la barba di tre giorni ci sta un po’ di meno (e mi fa ridere).

Mi chiamano Disint e prova a contraddirli… carta (d’identità) canta.

Mi chiamano Disi, e questa è una deriva onomastica partita quest’anno in prima media…

Mi chiamano Andrea, così, spontaneamente, finché qualche adulto – purtroppo – non spiegherà loro che non possono.  

 

Oggi stavano lavorando all’inserimento nel computer di un gran numero di immagini di grandi città. Due bimbe scelgono una foto di Shanghai con in bella vista la Jin Mao Tower. Io mi vanto di aver bevuto una camomilla a pochi piani dalla sua vertiginosa vetta e indico la finestra precisa del grattacielo, o pressappoco. Prima mi danno del millantatore. Io giuro sul giurabile e una di loro decide di scriverlo sul documento inserendo una freccia e un’opportuna casella di testo. Detto e fatto: “lassù Andrea ha bevuto una camomilla”.

All’altra bimba i conti non tornano.

È basita.

“Non ci vuoi proprio credere…”, faccio io.

“No, ci credo, ma tu non ti chiami Disint?”

     

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