Le storie di Scuolamagia, Stream of consciousness

Camilla che uccide la letteratura

C’è un ghiaccio da rompere, tra gli adulti e i ragazzi. C’è un ghiaccio sempre, anche se può sbriciolarsi in fretta tagliato da una parola accogliente. C’è una naturale diffidenza da vincere, un piccolo muro da scavalcare. C’è sempre. Chissà perché non c’ha pensato, a quel ghiaccio, l’operatore teatrale sbarcato a Scuolamagia per regalare ai ragazzi un’oretta di letture impreziosite dal mestiere della sua voce, da piccoli gesti opportuni, calibrati.

Non c’ha pensato perché altrimenti non avrebbe chiesto a bruciapelo ai ragazzi, ancora alle prese con gli ultimi rimasugli di sbadiglio mattutino, “cosa significa per voi leggere, cos’è per voi la lettura?”.

Uno di undici anni conosce gli adulti quel poco che basta per saperli sentenziosi e pedanti. Non immagina ci possa essere qualcuno a cui sta a cuore la sua impressione di un momento, una sua idea folgorante, una sua libera associazione di idee. Pensa subito di dover fornire una definizione enciclopedica, al massimo wikipedica, qualcosa da imparare e ripetere quasi a memoria, qualcosa di immutabile nel tempo e rigorosamente uguale per tutti. Quindi silenzio, nessun fiato e aria abulica: profumo di luoghi comuni sull’adolescenza apatica.

Chiarito l’equivoco, tutto torna nei binari. Leggere significa conoscere indagare ridere scoprire e viaggiare: Parigi e l’Australia, ma anche l’Egitto dei Faraoni e il futuro delle astronavi. Tutti d’accordo.

Poi l’ospite fa un altro passo: leggere può significare “vivere per qualche istante la vita di qualcun altro”.

“Vi piacerebbe vivere la vita di qualcun altro? A te per esempio, piacerebbe vivere la vita di  qualcun altro?”.

Un piccolo silenzio, poi la risposta, pacata e convinta. Dolce e definitiva.

“No”.

Ha sparato nel mucchio, il consumato professionista delle letture ad alta voce, ma nel mucchio c’erano gli occhi di Camilla. Camilla che quest’anno – il suo primo a Scuolamagia – è decisamente felice e non lo nasconde. Si vede ogni giorno, e si vede che la sua è una serenità in qualche modo conquistata. Si vede che dietro, nel tempo, ci sono stati anche giorni più difficili, duri, amari. Ma adesso no e allora perché cambiare, perché scappare. Perché diventare Peter Pan o Hermione, perché cavalcare un Fortunadrago?

“No”.

La vita ha la priorità e pazienza se così muore la letteratura di ogni epoca.

Fermato il mondo della fantasia, Camilla decide di scendere e di tenersi stretta la sua pace in terra.

Per tutti gli altri, per tutti noi c’è una possibilità in più: voler vivere la vita di Camilla.

Cami 2

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