Res cogitans, Stream of consciousness

Poveri noi

Ebbene sì, i poveri esistono, ci sono ancora. Ieri mattina ne ho visto uno mentre rincasavo dall’edicola con la mazzetta dei giornali.
Il cielo era coperto, l’aria umidissima. Imbacuccato in un piumone bianco e liso, il viso nascosto da un berretto di lana blu, un giovane di colore si è avvicinato al condominio dove abito e dove, al piano terra, ha sede la filiale di una banca. Assorto in chissà quali pensieri, un friulano di mezza età stava armeggiando con il bancomat. L’oracolo elettronico ha dato il suo responso di banconote e ha risputato la tessera, quindi il ragazzo di colore ha preso coraggio e ha sfoderato un sorriso e una domanda.

«Buongiorno, puoi dare qualcosa? Io fame…».

La mano destra, avvicinandosi alla bocca, ha ribadito.
Il friulano, allora, non c’ha visto più. Ha detto qualcosa a proposito del suo cane, attribuendogli caratteristiche divine, quindi ha caldamente invitato il giovane a trovarsi un lavoro – e l’ha ripetuto: TROVARSI UN LAVORO!, UN LAVORO!, UN LAVORO! – proprio quello che ha sempre fatto lui nella vita, e fin da piccolo, perché lui non è mai stato e mai sarà uno scansafatiche. Invece voialtri sì, che siete scansafatiche e volete vivere sulle nostre spalle.

Il finale di questo racconto è molto triste e molto poco edificante, perché il ragazzo di colore ha  soltanto chinato il capo e si è diretto altrove, noncurante, indifferente, cieco e sordo davanti alle richieste di aiuto di quel povero.     

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