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C’è PROVA e PROVA

Da lunedì mattina sulla lavagna della 3ª C c’è scritto PROVA. L’ho scritto io. In stampatello maiuscolo. In grande. Poi giorno per giorno i singoli insegnanti ci aggiungono: “di italiano”, “di matematica”, “di tedesco”. E via esaminando. Non c’è dubbio che 5 scritti metterebbero a dura prova chiunque. Però quel termine, PROVA, mi fa pensare, piuttosto, al gusto di spingersi in un luogo nuovo e sconosciuto, all’idea di sperimentare, di testare testandosi. Tutte cose che gli studenti in queste lunghe mattine non fanno. Sotto i loro occhi trovano infatti il più classico dei compiti: la solita minestra ministeriale, la solita traccia, le solite domande. Per dimostrare quello che – nel bene o nel male – han già dimostrato mille volte.

Music

Oggi pomeriggio, però, quattro ragazze e una Prof. hanno ridato senso a quella parola che ho scritto tre giorni fa come faccio ogni anno.
Si sono ritrovate nella stessa stanza e hanno “provato”. Sempre di esami stiamo parlando, ma stavolta si trattava di preparare un brano che verrà eseguito tra qualche giorno in occasione del colloquio orale. Quattro clarinetti intrecciati dentro un allegretto di Handel. Leggo (Wikipedia) che esistono allegretti moderati, allegretti normali e allegretti graziosi. Beh, per usare un’espressione cara a una delle musiciste, quello di oggi pomeriggio era senza ombra di dubbio un “allegretto scompisciato”. Hanno riso di gusto, davvero, tutte, ma hanno soprattutto preso il largo su una nuova strada, una strada difficile di tastini da raggiungere con le dita tremanti, una strada fatta di tempi da non perdere. Si sono avventurate con coraggio, anche se c’era chi le teneva per mano. E finalmente, dopo 3 giorni, in quella stanza si è materializzata una “prova”. La stavo aspettando.

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