Cineserie, Res cogitans, Stream of consciousness

Ragazzini corrono sui muri neri di città

Alle giornate di caldo tropicale sono seguiti giorni di pioggia battente e inconsueta. Nulla che possa fermare il fiume impetuoso di biciclette arrugginite sulle strade a 10 corsie. Affascinanti e, nella fattispecie, decisamente prive di sistemi frenanti.
Sull’asfalto tutto un fiorire di pozzanghere. Torbide come un cappuccino di Starbucks, quasi navigabili.
E proprio su una pozzanghera, casualmente vicina alla Pozzanghera che sono io, è planato ieri sera un bimbo. Simpaticamente, facendomi schizzare l’acqua addosso, coprendo il ciaf ciaf con un urletto tutto suo, che magari era anche “parola” e “senso”. Adesso arriva una mamma e lo prende a sberle, ho pensato, nonostante il suo gesto non fosse poi tanto grave. Invece non è arrivato nessuno. Anzi, è arrivato lui. Si è fatto più vicino, tendendo una manina come una piccola chela di granchio. E io l’ho presa, anzi ho lasciato che un mio dito si facesse prendere. Ancora due passetti e il bimbo – cinesissimi capelli neri, la maglietta scura, i pantaloncini sotto il ginocchio –   si è aggrappato alla mia gamba sinistra. Stretto. E ha cominciato a chiedere, straziante. Nella sua lingua. E io lì, ad aspettare ancora quella mamma – andava bene anche un papà,  una sorella, una nonna – che ormai era chiaro non sarebbe mai arrivata. Hanno dovuto farmelo capire, che il bimbo era solo e che chiedeva denaro agli occidentali di passaggio. Da solo, ho quindi visto che altre creature come lui erano pronte a fare lo stesso, nella città che a questo punto non riconosco più.
Nelle precedenti esperienze pechinesi non avevo mai visto nulla di neanche lontanamente simile. Oggi la città sbandiera la sua nuova ricchezza ma anche un rovescio di medaglia che la fa somigliare ad una calviniana città invisibile. C’è una Pechino che si veste bene, che si veste meglio, che sfreccia su auto di lusso, che cena al ristorante, che prende l’aereo e va a girare (comprare) il mondo. Ma c’è una Pechino che nel 2006 e nel 2008 mi era sembrato non ci fosse, anche se al prezzo salato delle privazioni che si sanno. Una Pechino che arranca, che non tiene il passo, che non ce la fa. E dimentica i suoi figli tra le pozzanghere.  

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