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Il film che mi ha guardato

After

L’estate scorsa, a Pechino, uscivo dal grande compound che mi ospitava e la prima cosa che incrociavo con gli occhi, prima di immettermi nella strada brulicante, era un grande manifesto affisso vicino alla fermata degli autobus.
Era la pubblicità di una pellicola in uscita e il pensiero, ricordo, era quello di far diventare un pezzo su questo blog la strana sensazione che veniva a crearsi. Abituato come tutti a guardare i film, mi trovavo nella paradossale situazione di ESSERE GUARDATO DA UN FILM. Gli occhi di quella bambina sul manifesto, non c’erano dubbi, mi puntavano con intensità qualunque fosse la mia direzione, qualunque fosse il mio umore, avessi o non avessi fretta. Mi inchiodavano alle responsabilità di possibile fruitore di quel film, mi invitavano allo sforzo di non rendere vani la fatica di quel lavoro grafico, la perizia di quell’inquadratura, la potenza di quella storia.
Aftershock, del regista Feng Xiaogang racconta la tragedia di Tangshan, la città colpita da un terribile terremoto nel 1976. Alla fine ci sono proprio dovuto andare, a vederlo, in un multisala della capitale cinese. Ma ho preferito sempre pensare di essere stato io ad essere cercato da quel film e da quegli occhi. Prima di rientrare in Italia, ho scattato una foto a quel manifesto, rimasta stivata nel computer, e mi sono ripromesso di scrivere del film che mi aveva guardato, contraddicendo la banale logica che sottostà alla magia del cinema.

Oggi pomeriggio, a Udine, nell’ambito del Far East Film Festival, rivedrò la bimba di Aftershock. Stavolta sarò io a cercarla con gli occhi. Gran bella idea, proiettarlo un 6 maggio in Friuli, quel film. Nel giorno in cui apprendo dall’inno dei cosiddetti “Responsabili”, stampella del governo del mio paese, che “in questo mondo di ostinata follia” dobbiamo essere “pronti a difenderci da mondi lontani”, sono felice di ricordarmi del terremoto di quando avevo un anno attraverso un altro terremoto, lontanissimo e ignoto ai più.

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