Le storie di Scuolamagia, Stream of consciousness

L’allegro demiurgo

Per la legge un insegnante che lascia la sua classe incustodita è passibile di pene severissime e ci mancherebbe anche che non fosse così.

Oggi mi chiedevo, però, se la pesantezza della sanzione possa variare in base all’entità temporale dell’abbandono. Per dire, lasciarli soli 4 ore consecutive, i cuccioli, sarà più grave di lasciarli soli per 45 secondi, no?

Perché è davvero meraviglioso, nel corso dell’ultima ora del pomeriggio, quella più difficile dove affiorano feroci le stanchezze e si assottigliano le soglie di attenzione, quella dedicata per statuto al teatro, affacciarsi nell’aula spogliata di sedie e banchi e intimare serio agli undici corpi ciondolanti sulle piastrelle:

«Quando torno, tra meno di un minuto, dovete aver diviso la stanza in due, usando solo i vostri corpi».

(Tornare e apprezzare un cordone umano stretto stretto, sul lato corto, più affiatato di una nazionale ai mondiali durante l’inno…)

«Quando torno, tra meno di un minuto, sul pavimento al posto di 22 dovranno poggiare soltanto 9 piedi».

(Tornare e contare fino a 9 – missione compiuta – passando tra ragazzine che tengono in braccio ragazzine con una taglia in meno, piccoli atleti a testa in giù, le mani sulle piastrelle e una scarpa da ginnastica appoggiata al muro, adolescenti nella posizione della candela, ecc. ecc.)

«Quando torno, tra meno di un minuto, ognuno di voi dovrà indossare un indumento o un accessorio di qualcun altro».

(Tornare e ridere di scarpe spaiate, felpe enormi su corpi piccoli, piccole felpe calzate a fatica da corpi enormi, gli occhiali di Irene sugli occhi di Rebecca, la kefiah di Martina attorno al collo di Nicole…)

«Quando torno, tra meno di un minuto, voglio poter cercare una città su una cartina dell’Italia».

(Rientrare nell’aula, le cui pareti sono geograficamente libere, e fare l’appello, davanti ad uno stivalone di corpi plasticamente adagiati a terra, dov’è Torino? Risponde Luca. Treviso? Mattia. Palermo. Psst, Psst, Martina, sei tu… e Prof., che mal di schiena, a fare la Sardegna. Già, Marina, ma sembravi quella vera…)

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