Le storie di Scuolamagia, Soletta, Stream of consciousness

Un racconto di Nicola Poe

No, non si tratta di gelosia. Nicola crede davvero che il suo racconto non sfiguri di fronte a quello di Arianna. Anche lui ha spremuto la sua fantasia come un limone e il suo immaginario come un pompelmo. E chiede spazio. E vuole nuotare nella Pozzanghera. Ve la sentite, dopo aver conosciuto Allegra, di incontrare un’altra bambina mostruosa?

(Premetto che conosco il mondo dell’horror come quello della meccanica quantistica e che quindi le creazioni particolarmente splatter dei miei alunni sono il risultato di autonome interpretazioni di una vaghissima traccia libera… Insomma, non sono io a chiedere tutto quel sangue…, nel caso vi foste fatti strane idee…)

 

C’era un ragazzino che un giorno, giocando a nascondino nel bosco, si perse.

Vide una casa, si avvicinò, arrivato vicino alla porta sentì delle voci: «Non varcare la soglia di questa casa, perché è maledetta. Se entrerai morirai».

Il ragazzo curioso entrò, anche dopo tutti gli avvertimenti, e la voce tornò: «Non dovevi entrare, ti avevo avvertito, adesso morirai», disse dissolvendosi nell’aria. Ad un certo punto le porte si chiusero ed il bambino cominciò a gridare: «Aiutooooo! Aiuto! Salvatemi!!!». Poi lui si mise a piangere per la paura, e dopo un po’ si sentirono un carillon e un ritornello che faceva così: “LA LAAA LA LA… TI UCCIDERÓ NEL SONNO CON UNA MORTE LENTA E DOLOROSA… LA LAAA LA LA… IH, IH, IH”.

Il ragazzo scappò e si nascose dentro un armadio, ma lì lui sentì puzza di cadaveri e quindi uscì e vide una ragazzina camminare per il corridoio, e lui, con la sua curiosità, la seguì fino in un bagno pieno di specchi, ed ogni specchio in cui lui guardava c’era sempre la stessa figura e la figura era una bambina con i capelli che le coprivano la faccia, con uncini insanguinati al posto delle mani. Camminava all’indietro con la schiena inarcata, a quattro zampe, con la testa girata. Ad un certo punto la porta di legno si chiuse e dallo specchio, uno dei tanti, uscì la figura demoniaca della bambina. Il bambino scappò sfondando la porta che ormai era vecchia e marcia. Quindi si nascose sotto una scrivania, ma sopra di lui c’era il demone, quindi il ragazzo scappò pure da lì. Arrivato in cucina, si fece un po’ di coraggio, prese due coltelli e andò a cercare il mostro per ucciderlo, ma non lo trovò perché era sopra di lui.

Quando il bambino si fermò per capire dove si trovasse il mostro, delle gocce di sangue caddero dal soffitto su di lui. Alzò lo sguardo, ma il mostro era sparito, quindi continuò le ricerche. Arrivò in uno scantinato buio, dove ad un certo punto si accese una luce e su un muro si vide una scritta indecifrabile fatta di sangue e lì sotto c’era una tomba aperta con scritto: «QUI GIACE MARY, LA RAGAZZA DEMONIACA CON LE MANI MUTILATE».

Il ragazzo si girò e vide il mostro. il mostro lo guardò, poi gli tagliò le mani e lo buttò nella tomba. E gli disse: «FARAI LA MIA STESSA FINE…».

Nel posto dove prima c’era scritto «QUI GIACE MARY, LA RAGAZZA SENZA MANI» adesso c’è scritto: «QUI GIACE IL RAGAZZO SENZA MANI».

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