Res cogitans, Soletta, Stream of consciousness

L’unica cosa che resta. Ma resterà?

È ambizioso Giorgio Faletti, nel difendersi dal barbaro attacco di Pietro Citati. Tutti i grandi classici nel loro tempo sono stati malcapiti e malinterpretati, dice, pertanto fatti a fettine dalla critica: prendete Mark Twain. Ambizioso, sì sì. Io non riesco nemmeno paragonarmi ad un lettore, di Mark Twain, figurarsi a Lui medesimo.

Da ieri si può ascoltare la nuova canzone di Pacifico. Io sono uno di quelli che faticano ancora a dire “singolo”. Non credo riceverà particolari critiche, ci mancherebbe. Tuttavia non riceverà nemmeno le lodi che merita. Le viene negata in partenza la possibilità di diventare una donnacannone, una costruzionediunamore, una luciasansiro e via cantautorando. Un classico, insomma. Vivrà una breve vita di farfalla, non sarà mai tramandata da un genitore ad un figlio. Non verrà ricopiata su un diario, non verrà citata in una lettera. Nemmeno in una mail, al massimo diventerà un link su cui esercitare l’ennesimo clic. E poi sparirà per sempre quando spariranno i singoli hard disk che l’hanno ospitata, le singole chiavette, quando moriranno i telefonini canzoniferi. Nessuno soffrirà, ci sarà altra musica leggera da ascoltare, da cantare, da mettere alle nostre spalle come uno sfondo per i giorni che passano. La vita alle persone, quella forse le canzoni non la cambieranno più.

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