Soletta, Stream of consciousness

Rosa Candida

Questo è poco ma sicuro: nonostante sia un libro molto di moda, nessuno è mai entrato in una libreria chiedendo “buongiorno, mi servirebbe l’ultimo libro di…”.

I vulcani islandesi hanno nomi ostici, si sapeva, ma anche le scrittrici non è che ti vengano incontro.

Più probabile che quel lettore abbia intercettato un cinguettio di Daria Bignardi, oppure si sia imbattuto in un post di Pippo Civati. Oppure è stato trafitto al cuore da una copertina einaudiana ammiccante e sontuosa. Oppure vai a sapere.

Poi però i libri vanno letti e Rosa Candida è davvero capace di portarti nei suoi luoghi, tra i suoi muschi e le sue foreste, nel suo monastero e nel suo giardino.

Ti fa incontrare i suoi personaggi stranissimi mentre fanno cose normalissime: spezzatini e figli, ma con la stessa indole meditabonda e sospesa. Un racconto di vite vissute in punta di piedi, nel tempo prezioso che si incastra tra un momento di felicità ed un altro di tristezza inguaribile.

 

«Si toglie gli occhiali e li posa sul comodino. Questo significa che non ha intenzione di leggere per prendere sonno. Io invece ho ancora il mio tomo in mano, con il dito a fare da segnalibro tra le pagine  del capitolo sulle modificazioni genetiche vegetali.

Ma una cosa mi sorprende più delle altre: osservare per la prima volta la mia amica senza occhiali, guardaree i suoi occhi senza che tra me e loro si frapponga uno spesso vetro. È come se non fossero mai stati all’aria aperta, è come assistere a una prima: la prima dei suoi occhi. Se non avesse i vestiti addosso, sarebbe meno nuda di quanto lo è adesso».

***

«Avanziamo lentamente verso il coro, dove il sole rosso arancio apparirà all’alba. A poco a poco la luce delicata si apre un varco tra le vetrate variopinte, e si spande dentro la chiesa come un velo leggero di cotone bianco. Mia figlia è immobile sulle mie spalle. Mi faccio schermo con la mano e fisso lo sguardo direttamente nello splendore accecante. È allora che la vedo, lassú, nella vetrata del coro: la rosa purpurea a otto petali. Nello stesso momento in cui il primo raggio trafigge la corolla e va a posarsi sulla guancia della bimba».

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