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Le ragazze di pagina 16 e 17

La ragazza di pagina 16 cammina sicura. La mano in tasca è innaturale e forse serve soltanto a far capire che c’è, una tasca. Ha possenti bracciali e stivali fiammanti: accessori da supereroi.

La ragazza di pagina 17 è ferma sulla soglia della casa d’appuntamenti in cui lavora. È truccata e sfoggia orecchini appariscenti.

La ragazza di pagina 16 ha lo sguardo da dura, proporzionato al suo incedere determinato.

La ragazza di pagina 17 accenna un sorriso e sembra quieta, in pace.

La ragazza di pagina 16 ha i capelli nel vento.

La ragazza di pagina 17 ha la testa coperta da un velo, ma davanti scappano rigogliose manzoniane “ciocchettine di neri capelli”.

La ragazza di pagina 16 fa la modella. Nella fattispecie sta posando per la griffe LALTRAMODA (www.laltramoda.it).

La ragazza di pagina 17 è la protagonista di un reportage dal Bangladesh di Ettore Mo (non leggo abitualmente il “Corriere”, ma mai trovato un suo pezzo che finisca lì, che non abbia la dicitura “continua…”), e fa la sex worker, la prostituta.

La ragazza di pagina 16 con tutta probabilità sta attenta alla linea e ha una gran paura di ingrassare.

La ragazza di pagina 17 prende abitualmente l’Oradexon, una cow pill, una pastiglia per le vacche. Dona in poco tempo rotondità inaspettate, quelle che piacciono ai clienti di quella parte del mondo. Si dà ai bovini perché ingrassino in fretta. Agli umani provoca diabete, sfoghi cutanei e atroci mal di testa.

La ragazza di pagina 16 e la ragazza di pagina 17.

Il caso ha voluto che si guardassero stamattina sulle pagine dello stesso quotidiano. Impossibile non notarlo. È proprio così: si scrutano, da pagina 16 a pagina 17 e viceversa. Si può tirare una linea con la squadretta, da occhi ad occhi.

Nessuna morale, nessuna considerazione sulla “globalizzazione dei diritti” questa sconosciuta.

Solo un quadretto, una piccola illuminazione. Prima di continuare con pagina 18.

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