Le storie di Scuolamagia, Stream of consciousness

Aura visiva

 

L’aura visiva è il corollario di una certa tipologia di mal di testa.

Per circa mezz’ora il mondo sfarfalla davanti agli occhi e ci si sente come abbagliati dai fanali di un autotreno che non si sposta e non procede. La cefalea viene dopo, quando sei così contento di vederci di nuovo da non curartene nemmeno. Se viene a sera, quando sei seduto sul divano e la giornata è scivolata via lungo i suoi binari, l’aura visiva la maledici appena e ti infili sotto le coperte: se sei fortunato e non ti svegli nel cuore della notte, eviti pure il mal di testa.

Se arriva alle 9 di mattina, però, nell’ora di geografia, il terzo giorno di scuola quando le classi sono tutte accorpate e non hai uno straccio di collega, è un filo diverso. Non smadonni, ché non puoi. Non spieghi, ché non vuoi. Appoggi il gessetto, la lavagna nel frattempo è diventata uno strobo, chiudi gli occhi e pronunci parole che sono gli spigoli del mare, la superficie ghiacciata del deserto, il sapore metallico degli alberi, la voce roca di tutte le formiche del mondo, i riflessi argentati del petrolio, le ali dei cani, la buccia smerigliata delle nuvole, il tramonto a precipizio visto dalla cima degli anulari. Pronunci le parole che solo quei venti ragazzi ora conoscono.

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