Le storie di Scuolamagia, Res cogitans, Stream of consciousness

V’al più l’apratica

Qualche anno fa ricordo di essere entrato in una sala insegnanti affollata mentre una collega di lettere stava facendo scompisciare un nutrito gruppo di altri prof. Gli autori di quel vasto repertorio comico erano i suoi alunni con i loro strafalcioni linguistici nei temi in classe. La sensazione fu sgradevolissima e confermò in me il disprezzo per l’elitismo grammaticale, quell’ottusa convinzione di primeggiare in cultura soltanto in virtù della dimestichezza con accenti, apostrofi e consecutio temporum.

Due giorni fa ho letto e corretto il testo appassionato di un cucciolo appena sbarcato alle medie. Tristi ricordi e amare considerazioni sul quinquennio precedente, quello alle LEMENTARI.

In passato ho incontrato interessantissime parole sul complesso mondo del L’AVORO, ho valutato immaginari viaggi sulla L’UNA e improbabili delitti compiuti a LUNA di notte.

Una ragazza in possesso di una scrittura limpida ed efficacissima mi ha raccontato una volta della sua partecipazione alla DUNATA degli alpini.  

Già ripiena di tutti i crimini che mente umana possa immaginare, la famosa lettera che circola in questi giorni sulla stampa si macchia anche di gravissimi reati di lesa grammatica. Primo fra tutti quel D’AVVERO.

(E tutti a scherzare quel L’AVITOLA, pensare che è stato pure direttore de “LAVANTI”.)

Anche in questo caso, non rido e non piango (per gli apostrofi, almeno; per il resto ne possiamo parlare…) e propongo con forza la depenalizzazione dei reati linguistici minori. 

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