Soletta, Stream of consciousness

Il Medioevo prossimo venturo (non è un post su #Calderoli)

 

La bambina se la molli libera in un prato comincia a fare la ruota. Una ruota, due ruote, infinite ruote. Trova energie impensabili e non suda. Poi si siede composta e stringe di nuovo nella manina il suo A4. Quel foglio è la fotocopia di un manoscritto medievale. Sopra ci sono i neumi, per farla semplicissima gli antenati delle note, e quello è un’alleluja del IX secolo. Finita la piccola pausa, si ricomincia a cantare.

Ho incontrato quella bambina e un’altra ventina di ragazze e ragazzi dentro un campeggio estivo decisamente sui generis, a cui sono stato invitato per portare un minuscolo contributo teatrale.

Una meraviglia. L’annuale ritrovo di quel giovanissimo coro, sempre ospitato tra una fresca cornice di monti, prevedeva una full immersion, appunto, nella musica medievale. Quanto di più lontano uno possa pensare dalle menti e dai corpi di bambini e adolescenti. Potenza della musica e di ottime insegnanti, invece, ho visto canti gregoriani sorseggiati come bicchieri d’acqua, con smorfie di fatica, certo, ma mai di noia. Mai.

Ho visto cose che voi umani manco vi immaginate.

Ragazzi che giocano con racchettoni e volano cantando il latino. Ragazze che controllano un po’ furtivamente sul display se è arrivato un sms, ma non smettono nemmeno in quel frangente di produrre suoni celestiali degni un monaco camaldolese. Un bambino con la maglia del Barcellona in grado di eseguire un brano nel francese del 1200 con la stessa disinvoltura con cui palleggiava imitando Neymar.  

Canto colorando coi pennarelli, canto mangiando le carote, canto allacciandosi la felpa. Canto libero, senza imposizioni, ma anche senza scorciatoie. Così come doveva essere in quei tempi là. Che a scuola ci insegnano fossero estremamente bui, ma che io ho visto risplendere di luce come poco altro prima d’ora.

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