Res cogitans, Soletta, Stream of consciousness

Quando Marilyn era già abbastanza infelice

Da giorni rifletto sulla carta e sulle parole scritte a mano che sempre meno tendono ad abitarla. Non sono un apocalittico e non costruirò barricate. Sono pure sconvolto dall’efficacia di certi messaggi audio su WhatsApp, che stanno mandando in pensione tastiere, t9 e faccine. Se state imparando ora quel tipo di alfabeto da smartphone, lasciate perdere. Tra qualche mese stringerete tra le mani una simpatica clava.

Però che nostalgia. Le lettere, dentro alle buste, o soltanto piegate in quattro. Una facciata, due, mezza soltanto. I bigliettini scritti a scuola e fatti scivolare sotto i banchi da una fila all’altra, alcuni li conservo ancora (e in classe, da insegnante, li combatto il meno possibile…). Gli appunti dell’università, rigorosamente a matita, pieni di disegni quelli dei Prof. noiosi, o troppo matti. Le bruttecopie, gli elenchi di cose da fare.

Capita quindi di rimanere incantati davanti ad questo foglio fitto fitto, la pagina di un’agenda, riempito nientepopodimeno che da Marilyn Monroe, nel 1955.

60 anni dopo, parla ancora (…nella traduzione de “Il Post”). Sussurra, urla. Sussurla.

Sono i propositi per l’anno nuovo, elencati un po’ confusamente. Con una chiusa drammatica, scritta di traverso, come si fa per non essere costretti a girare pagina, quando si è davvero vicini alla fine.

«Try to enjoy myself when I can – I’ll be miserable enough as it is.»

«Cercare di divertirmi e stare bene quando posso – tanto sarò già abbastanza infelice».

 

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