Soletta

Rigore! Lo tira Pasolini

[…]

Pasolini fu l’ultimo a tirare, quando era pari il punteggio. Il tiro decisivo.

Il poeta prese con le mani il pallone, lo strinse come se volesse schiacciarlo, poi se lo fece rimbalzare qualche volta accanto, mentre lui era serio serio, come se stesse pensando. Che pensa in quei momento un giocatore? Ha la mente sgombra, oppure è in preda al terrore che un istante di follia butti al vento tutto? Sono solo undici metri, la porta davanti è immensa, eppure far passare il pallone sembra un’impresa. Quella sera, al campo dell’Idroscalo, Pasolini era il Caos, era dieci ragazzi con un sogno affidato ai suoi piedi, a quell’unico calcio da tirare. Dieci ragazzi dentro di sé, dentro il suo petto e davanti a lui gli occhi azzurri di Riccetto che l’avevano fatto di colpo innamorare.

Il poeta posò il pallone sul dischetto, fece due passi indietro fissando la terra. Poi scattò in avanti e tirò senza guardare. Il pallone si infilò in rete e lui sentì un boato, mentre il Manetta, Spino, il Catena già gli saltavano addosso. Dal mucchio dei compagni, un temporale di abbracci, vide Riccetto sdraiato sulla linea di porta.

Mentre Giglio arrivava con la coppa promessa, e i ragazzi del Caos erano stelle, lui andò verso il portiere, col cuore in tumulto.

“Mi dispiace davvero” gli disse.

Il ragazzo piangeva.

Le urla felici, le lacrime negli occhi del portiere battuto.

Pasolini sentì che era tutto perduto.

Ugo Riccarelli, L’angelo di Coppi, Oscar Mondadori

Il racconto integrale, qui

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