Res cogitans, Stream of consciousness, Tutte queste cose passare

Noi siamo quelli con le scarpe e… le caramelle

Radunarsi, accendere fiaccole, contarsi, cantare, mostrare cartelli, urlare slogan, scriverseli sulla fronte. Tutto bello, tutto giusto, tutto “più si è meglio è”. Camminare scalzi anche no. Quello noi non possiamo. Non ne abbiamo il  diritto. Le dobbiamo mettere noi a loro, le scarpe. In questo momento ci sono piedi nudi o seminudi che salgono su un gommone in una spiaggia libica o turca, calpestano un deserto, si stringono negli anfratti di tir e furgoni. Per davvero, per davvero, per davvero.

Non ci chiudiamo a chiave in uno sgabuzzino per protestare contro l’indecente condizione di chi vive nelle carceri. Perché è una stupidaggine, e perché noi siamo quelli che devono aprire le porte delle celle-sgabuzzino, mica scimmiottarle.

Non è un gesto coraggioso, marciare scalzi. Serve al massimo a marcare una distanza: da quelli che tra noi non lo farebbero. In Germania hanno un problema con un numero, fortunatamente ridotto, di neonazisti: gli altri tedeschi a occhio e croce, viste le reazioni alle recenti scelte dei loro governanti, sono d’accordo e dicono sì all’accoglienza, senza il bisogno di dividersi tra crucchi abbastanza buoni, buoni e buonissimi.

Io lavorerei affinché tutti, o il maggior numero possibile, si preparassero qui da noi con in mano una caramella gommosa da porgere al primo bambino rifugiato che incontrano. Con ai piedi le Nike, le Adidas, le Tod’s, le Converse, le…

Noi siamo quelli con le scarpe e le caramelle in mano.

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