Le storie di Scuolamagia, Res cogitans, Stream of consciousness

Io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista, …blu.

Una volta all’anno i compiti per casa consistono nell’esaudire le richieste di un foglio colorato, un A4 tagliato verticalmente, con la caratteristica forma di torre. Chi butteresti tra questo e quello? Segue elenco di cose in potenziale conflitto: Coca Cola/Fanta, vacanze al mare/vacanze in montagna, pomeriggio di sole/nevicata, Messi/Cristiano Ronaldo (è consentita l’obiezione di coscienza per femmine apallonare), ecc.

Una coppia proposta in questa versione 2015 era questa, decisamente classica:

 

PENNA NERA / PENNA BLU.

 

Ed è proprio qui, dinanzi a questo bivio d’inchiostro, che sono stato colto da un’illuminazione che Rimbaud se la sognava. La questione appare centrale, e per di più inesplorata, vergine d’indagine scientifica. Potrebbe vertere sui misteri di questa dicotomia il saggio che mi proietterà tra i grandi del pensiero.

Perché non ci sono dubbi: pur avendo utilizzato entrambi gli inchiostri, io sono e rimarrò una penna blu.

E così le persone che meglio conosco: o sono penne blu, o sono penne nere. Rarissime sono le eccezioni, le calligrafie che non riesco a classificare – basta mezzo secondo – con questo banalissimo criterio.

Mezzo secondo davvero. Passo in rassegna, ad esempio, il catalogo dei miei ex alunni, risalendo fino al primo giorno in cui sono entrato terrorizzato in un’aula con in mano soltanto un’idea, per giunta rubata da un libro di Starnone.

Maddalena era blu.

Elisa era nera.

Credo lo sappiano, credo lo siano ancora.

Andrea era blu, Daniele nero. Procedo a caso: Mirco era assolutamente blu, come Eleonora e Federico. Arianna: nero; Donatella; blu. Mattia e Simone, blu pure loro. Greta e Alessandra, blu. Raffaele nero come Ilaria, sua sorella. Nero anche per Camilla e Francesca. Samu, Anna, Mattia e ora Pietro: fratelli, rigorosamente blu. Ho avuto in classe 3 Nicola: 2 blu e 1 nero, nessun tentennamento. Evelyn e Marcello, fratelli: neri. Nicole: blu. Cristiano: nero tutta la vita.

Ci sono anche gli altri, tutti gli altri. Me lo chiedano come fosse un quiz. Io la so perfettamente, la loro “penna madre” (c’è tutto un lessico specifico da inventare, a margine della teoria…).

In realtà, alcuni, pochissimi casi di indecifrabilità esistono, dopo questa primissima analisi. Ho già avvisato le autorità e tali individui, evidentemente disturbati (Rebby sei nera, no? Dimmi Irene, vero che sei blu?), saranno opportunamente isolati e messi nelle condizioni di non nuocere alla collettività.

Ora, non mi resta che indagare tra le pieghe della questione. E capire perché, a un certo punto della nostra vita, prendiamo una strada piuttosto che l’altra e perché, nonostante una penna in prestito o una firma all’ufficio postale ci possano far deviare dal nostro standard, la tendenza di fondo rimanga inossidabilmente quella.

Devo fare in fretta, però: tra qualche tempo blu o neri lo saremo soltanto stati.

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