Res cogitans, Stream of consciousness, Tutte queste cose passare

Tutta la verità su Ilaria morta a 16 anni

Hai sedici anni e sei morta da poche ore. Sei lì, in prima pagina dei due principali quotidiani italiani. In uno la foto misura 10cm x 15cm: guardi verso destra, anche se gli occhi sono chiusi, all’orecchio sinistro si nota uno di quegli orecchini giganti che hanno fatto dilatare il lobo, anche se la giornalista usa la parola “sfondato”. Non dev’essere molto pratica di queste diavolerie, succede. Dalla tua bocca esce del fumo, e sale verso gli occhi chiusi che guardano senza guardare. Chissà di che fumo si tratta, chissà. Ognuno maturerà una sua personale convinzione, probabilmente avrà un peso, nel giudizio, il fatto che sei morta e ti hanno ritrovata su una spiaggia.

Chi ha dato le tue foto a “Repubblica” e “Corriere”? Le hanno prese dal tuo profilo Facebook. Scema tu a non rendere più sicura la tua pagina, approfittando delle apposite funzioni di tutela della privacy. Tu mi dirai che non c’è nemmeno troppa coerenza nel farsi 5 piercing e sfondarsi un orecchio per poi non mostrare a tutti il risultato di queste operazioni estetiche. E c’hai ragione pure tu, cara Ilaria che sei morta.

Che poi, diciamocelo, quando uno limita gli accessi possibili ad una cartella di foto, su Facebook, lo fa pensando agli artigli di un maniaco pedofilo, non all’Ok di Ezio Mauro prima di dare il via alle rotative (esistono ancora le rotative? Vabbè…).

Il lavoro accurato dei giornalisti, mentre tu stai prendendo confidenza con la tua nuova condizione di morta, è proseguito raccogliendo gli status sul tuo social network preferito, cucendoci attorno la tua storia (sì, proprio la tua) in un bell’italiano letterario. Mannaggia come ti buttavi giù: paure e ferite, lame nel cuore e sensi ultimi che non si trovano. So che le stesse parole uno le può trovare sulla bacheca di qualunque adolescente così come in una canzone di Little Tony, ma sai fare uno più uno. Ti sei dimenticata dell’orecchio sfondato, del fumo e – soprattutto – del fatto che sei morta?

Ora però voglio renderti giustizia. Capirai perfettamente che i giornali non potevano scrivere quello che scriverò io adesso. I pezzi sarebbero stati barcollanti, sarebbero mancati quel filo logico – rosso, bello insanguinato – e quel tocco di mistero che corre incontro ai lettori sulla spiaggia (pure tu, morire il 10 agosto…).

Renderti giustizia, dicevamo. Nella tua vita non c’erano solo le lame che ti trafiggevano il cuore di giovane emo. C’erano anche quelle con cui togliere il bordo marrone al pancarrè. Quelle con cui affettare una banana prima di frullarla e spalmarla mista a Nutella su quella morbida base bianca. Dopo aver arrotolato il tutto e dopo averlo fritto in una pentola con un po’ d’olio, ai panzerotti (involtini?) di Nutella e banana si tratta di aggiungere lo zucchero.

Questo ho visto, sul tuo profilo Facebook. Un tutorial per cucinare una schifezza.

Con il tuo commento, di cui conservo gli “a capo” e le maiuscole. Manco fosse una poesia.

No

Dobbiamo

Farli

Non c’è traccia, sui giornali, di questo tuo sogno di normalità (uno dei tanti). Ci sono soltanto segnali di morte e altri presupposti per il tuo tragico epilogo. Perfetti per un bel pezzo da giocarsi in edicola l’11 agosto.

Chissà se alla fine sei riuscita a farli, i panzerotti alla Nutella.

(La tua amica N., che invocavi come complice culinaria, nei commenti ti ammoniva: “Ma sono una bomba calorica!!!”. Tu, che eri pure un po’ sboccata, rispondevi: “Ma vaffanculo saranno solo buonissimi quando finiremo spiderman:)))))…”.

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