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POZZANGHERA VS 600 PROFUNIVERSITARI

cacciari

Ho fatto le pulci all’appello dei 600 prof. sull’italiano a scuola.

Io sono quello colorato di blu, se non fosse chiaro.

Lo dico per i lettori più giovani, quelli deboli nella comprensione dei testi. Pronti, via.

 

Al Presidente del Consiglio

Alla Ministra dell’Istruzione

Al Parlamento

È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano (1), leggono poco (2) e faticano a esprimersi oralmente. (3) (Ma che ordine – logico? – è mai questo? Scrivere, leggere, parlare. Sembra una sciocchezza ma pensateci: in quanti avreste scritto le tre carenze in quell’ordine?). Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare (Le “Elementari” si chiamano ormai da molti anni “Scuola Primaria”. So perfettamente che diciamo ancora tutti così, ma questo è un appello indirizzato al Presidente del Consiglio, al Parlamento e alla Ministra che di scuola si occupa al livello più alto. Parliamo come mangiamo in un testo che denuncia la lingua approssimativa di molti italiani?). Nel tentativo di porvi rimedio, alcuni atenei hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana.

A fronte di una situazione così preoccupante il governo del sistema scolastico non reagisce in modo appropriato,  anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi (Par di capire che esistano altri piani su cui declinare il tema dell’ortografia, e che generalmente se ne occupino i governi). Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema.

Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né il generoso impegno di tanti validissimi insegnanti né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti. Dobbiamo dunque porci come obiettivo urgente il raggiungimento, al termine del primo ciclo, di un sufficiente (Ops, che succede? A nessuno dei 600 è venuto in mente un aggettivo che evitasse la proliferazione dei “sufficienti”? Consoliamoci: la “i” c’è entrambe le volte. Il lessico è poverello, ma l’ortografia è salva) possesso degli strumenti linguistici  di base da parte della grande maggioranza degli studenti. 

A questo scopo, noi sottoscritti docenti universitari ci permettiamo di proporre le seguenti linee di intervento:

– una revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari. Tali indicazioni dovrebbero contenere i traguardi intermedi imprescindibili da raggiungere e le più importanti tipologie di esercitazioni;

–  l’introduzione di verifiche nazionali periodiche durante gli otto anni del primo ciclo: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale (E l’analisi logica? Soprassediamo? Ma sì, è troppo astratta, cosa si credono quelli, dei filosofi? Mica si va a scuola per discettare di cause e di fini, a scuola si va per spaccare il pronome in quattro e sondare il magico mondo dei verbi difettivi) e scrittura corsiva a mano (Meglio specificare, affinché nessuno si confonda e pensi a delle verifiche nazionali di “scrittura corsiva digitale”. Al massimo regionali, quelle.).

–  Sarebbe utile (In un elenco di sostantivi – revisione, introduzione, … – cosa ci fa un “sarebbe utile”?) la partecipazione di docenti delle medie e delle superiori rispettivamente alla verifica in uscita dalla primaria (ma allora lo sapete…) e all’esame di terza media (che non si chiama più così, ma tanto basta capirsi…), anche per stimolare su questi temi il confronto professionale tra insegnanti dei vari ordini di scuola.

(So di essere antipatico e saccente, ma se un elenco puntato si compone di n. elementi, al termine di ognuno di essi e fino al penultimo bisogna decidere se metterci il punto e virgola – sarebbe preferibile – oppure il punto o magari anche nulla. Se faccio un po’ come capita, poi corro il rischio di passare per un cialtrone sedicenne…)

Siamo convinti che l’introduzione di momenti di seria verifica durante l’iter scolastico sia una condizione indispensabile per l’acquisizione e il consolidamento delle competenze di base (Lo so che ci sono sempre quel saggetto da finire e quel pensoso editoriale da limare, ma anche rileggersi, a volte, non farebbe male. Sempre per quella faccenda del lessico e soprattutto per quella del suono. Eppure gli amati dettati dovrebbero avervi allenati all’ascolto, cari Profs. Le stonature sono dietro l’angolo e i vostri studenti fanno presto a recapitarvi un bel ciaone.) Questi momenti costituirebbero per gli allievi un incentivo a fare del proprio meglio e un’occasione per abituarsi ad affrontare delle prove, pur senza drammatizzarle, mentre gli insegnanti avrebbero finalmente dei chiari obiettivi comuni a tutte le scuole a cui finalizzare una parte significativa del loro lavoro (3 righe, 7 verbi, 5 infiniti, de gustibus…).

(Sono almeno trent’anni che Cacciari vi dice che lui gli appelli li firma anche, ma voi li dovete almeno rileggere. E voi niente, sempre la stessa storia! Sgrunt!)

P.S.:

Ovviamente, si è fatto un po’ per scherzare. Tuttavia, sotto la polvere dell’appello ammuffito – ignorante di cosa sia già accaduto e stia accadendo nelle società contemporanee, apparentemente  inconsapevole di sconvolgimenti antropologici epocali – si staglia il profilo di un’Italietta smunta, sbiadita, allergica a qualunque progresso. Che torna sempre indietro – si tratti del proporzionale o del dettato ortografico – senza nemmeno la scusa di dover prender la rincorsa. 

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