Res cogitans, Stream of consciousness, Tutte queste cose passare

Ponte Morandi e le cose più grandi di noi

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Una cosa che non dice nessuno. Magari a ragione, ché sicuramente sbaglio io. Però, in mezzo a tutto questo pressapochismo dei tanti ingegneri autonominati, davanti ai distributori di colpe e di ammende (150.000.ooo di multa, abbiamo già la cifra tonda, come si trattasse di un divieto di sosta e non di una vicenda che andrà a sentenza tra 18 anni e 7 governi…), davanti a chi sulle macerie di questa tragedia marcia sopra da ore… ecco, pensare che qualcosa di davvero imprevedibile possa essere accaduto. Qualcosa che possa essersi infilato nel muro spesso dei calcoli matematici che facevano reggere la struttura di quell’opera, qualcosa di ovviamente associato a qualcos’altro che a sua volta era legato ad altro ancora, perché come diceva Gadda i fatti hanno cause e concause concatenate assieme e sono uno gnommero, diceva lui, un garbuglio inestricabile, insomma un gomitolo disordinato in cui i capi del filo va a finire che si smarriscono. Mettiamo pure che ci siano stati errori umani, a vari livelli, e superficialità – tante – ma che siano stati “piccoli”, trascurabili davanti alla forza di quell’imponderabile. Sono consapevole che quando costruisci un viadotto pieno di Tir sopra un condominio pieno di bambini l’imponderabile dovresti averlo domato, ma so anche che a volte noi umani ci siamo illusi delle nostre possibilità, e infinito è l’elenco dei nostri passi più lunghi della gamba.

Non fatalità, quindi, ma fallacità: l’immenso inganno del nostro essere uomini. Perché no?

(Poi ho sicuramente torto, ma se l’alternativa è Benetton che nuota nella piscina riempita di euro e ridacchia mentre sbatte giù il telefono ai tecnici che gli riferiscono gli scricchiolii sinistri del ponte, ecco…) 

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