Fiori di Biblioteca, Le storie di Scuolamagia, Stream of consciousness

Fiori di biblioteca (5)

C’era una volta, in onda su questo blog, una rubrica che si chiamava “Fiori di biblioteca”. Si trattava di piccoli quadretti, istantanee, il racconto di gesti e parole minimi incrociati nei miei venerdì pomeriggio nel paese di Scuolamagia. Erano Fiori proprio perché fragili e spontanei, fatti legati a persone carissime ma viste poco e poco spesso, il tempo di una breve chiacchierata, il tempo di farsi consigliare un libro, il tempo di fare capolino con la testa dalla porta d’ingresso per un ciao al volo. Poi ho smesso. Poi la biblioteca ha addirittura cambiato sede. I fiori non hanno smesso di spuntare, anzi. Ho solo smesso di coglierli e portarli qui nella Pozzanghera, li ho soltanto guardati. Ho pensato spesso, però, immobile davanti alla poesia di uno di quegl’attimi, “…questo sarebbe stato un fiore”.

Ieri pomeriggio, nonostante il gelo che si spiava dalle grandi finestre, la mia biblioteca era una primavera. C’era A. con il cane enorme, una specie di orso bruno, e la cosa speciale era che lui a modo suo abbracciava lei, giuro, davvero, prima che lei abbracciasse lui. C’era M. pensierosa, troppo pensierosa, e veniva da strapparglieli via con le unghie, quei pensieri. C’era l’altra M., che coccolava avidamente il nuovo soprannome che le ho appioppato e raramente ho saputo fare meglio, in quella nobile arte. C’era… 

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