Res cogitans, Soletta, Stream of consciousness

La coscienza di Zero

«RICORDA: NESSUNO GUARISCE DALLA PROPRIA INFANZIA». Dice proprio così, la quarta di copertina del nuovo fumetto di Zerocalcare. Ed è proprio così, pensi dopo averlo letto in un sol boccone. Inutile girarci attorno, c’è un ritmo indiavolato, in quelle tavole. Il meccanismo narrativo è congegnato con classica precisione, le battute si susseguono a mitraglia, le invenzioni – pirotecniche, ma davvero: tout se tient – si alternano a momenti più pacati e riflessivi. Tutto, però, davvero tutto, ruota attorno a piccoli fatti risalenti all’infanzia del protagonista, battiti d’ali di farfalla capaci di smuovere l’esistenza tutta e di condizionarne gli sviluppi nel tempo, decennio dopo decennio. Spesso è il luogo di un trauma, l’infanzia, di un’umiliazione, di un sopruso. La piccola Sara ha un visino dolcissimo e sorride radiosa, almeno finché non s’imbatte in quella stronza di Giuliacometti che la inchioda davanti all’evidenza del suo apparecchio per di denti: “A che ora passa il treno?”.

Non è un paese per buoni, l’infanzia, e gran parte dei personaggi della storia son cattivi inconsapevolmente, quasi per inerzia, perché vanno così le cose, non c’è verso. Con qualche rara, rarissima eccezione: Zero, il protagonista, vive ad esempio strozzato da un rimorso, e nemmeno troppo grande. È bello che ci sia ancora un fumetto così. Avrà successo, se lo merita. Si parlerà e si scriverà di quel tratto convincente, degli spaccati sulla società e sui giovani (e sul loro immaginario collettivo), si riderà a ragion veduta di quello che fa ridere, ma Un polpo alla gola, al succo, tratta di un minuscolo piccolo grande immenso rimorso, nent’altro che di un conticino lasciato in sospeso per anni da un bambino diventato ragazzo e poi adulto. Al succo: soltanto di un rimorso. 190 pagine di tavole per dire un rimorso: praticamente una poesia.  

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